Il cibo del futuro? Sarà nei FabLab!

Fab Lab Story: dalle botteghe del Rinascimento passando per i garage della Silicon Valley

di Simona Grande e Laura Girolami di Future Food Institute

 

Nel Rinascimento erano le botteghe, poi, attraverso molti secoli e molte fasi, si è arrivati in epoca contemporanea prima ai garage della Silicon Valley poi ai FabLab di ultima generazione, luoghi decisamente smart in cui l’innovazione è di casa. Ma sarà proprio in questi Fabrication Laboratories che si progetterà il cibo del futuro? L’Europa è il continente con il maggior numero di FabLab, con 300 laboratori su 611 censiti dal portale ufficiale fablabs.io. L’Italia invece è il secondo paese al mondo: dal conteggio realizzato dalla Fondazione Make in Italy Cdb risultano oltre 100 luoghi, che coinvolgono più di 3000 utenti. Ma è proprio nel food che i makers dei FabLab hanno trovato uno dei terreni più fertili per sperimentare.

Moltissimi progetti sviluppati in altrettante parti d’Europa: come il FabLab di Maastricht che studia la stampa 3D per alimenti dal 2013 ed ha fondato la food 3d Printing conference che attrae grandi corporates a Vilnius ogni anno, e che ha visto i suoi progetti svilupparsi grazie alla collaborazione di chef stellati, food designer e le demo presentate ai più rilevanti eventi internazionali del settore, come il 3D Gastronomy Lab di Liegi e l’AgroFood & Technology Conference di Wageningen. Così come il Biohackspace London, un laboratorio di biologia molecolare e microbiologia situato nell’Hackspace di Londra che sta lavorando a progetti nel food come la bio – conversione degli scarti alimentari in proteine. Senza dimenticare L’Officina Corpuscoli, fondata da Maurizio Montalti a Amsterdam nel 2010, specializzata in design di oggetti realizzati in un materiale generato da funghi che si nutrono di scarti organici. Inoltre, sempre ad Amsterdam, è necessario parlare di Mediamatic, che ha progettato un sistema di agricoltura urbana nella forma di una serra Aquaponics al Biotoop Dijkspark, un modo per produrre cibo in città in modo sostenibile, possibile in qualsiasi spazio perché i pesci espellono ammoniaca che viene trasformata dai batteri in nitrati, utili come fertilizzante per le piante.

Oggetti di design realizzati in materiale generato da funghi: Officina Corpuscoli
Oggetti di design realizzati in materiale generato da funghi: Officina Corpuscoli

Anche in Italia i FabLab sono molto produttivi nel mondo del food. Il FabLab Bracciano è specializzato in “Agri-food”, e uno dei progetti più ambiziosi è una sonda per l’Agricoltura di precisione, lo studio dei terreni e dell’ambiente, in grado di fornire un supporto low cost alla coltivazione sia in agricoltura in campo che indoor. Mentre a Milano si trova il WeMake, che ha curato la progettazione delle strutture, il taglio laser, l’organizzazione delle competenze, e lo spazio per il progetto collaborativo e sperimentale dal titolo “Internet of Greens”: un orto idroponico verticale, fatto di terra, piante e tecnologia, presentato nel 2015 e realizzato grazie alla collaborazione dei membri di  Arduino User Group & Wearables. Sempre sul tema della coltivazione idroponica è da segnalare anche il lavoro del Medaarch & Mediterranean Fablab Salerno chiamato “Hydroponic House System”, un sistema per la coltura di piccoli ortaggi in-house completamente open-source, composto da una struttura per la germogliazione, da un apparato di controllo delle qualità della coltivazione, e da un sistema di distribuzione e ricircolo dell’acqua.

Mentre invece a Bologna, grazie al FabLab MakeInBo, è stato ideato, sviluppato e realizzato “Ovo Sapiens”, un incubatore digitale in grado di accudire le uova e garantire lo sviluppo dei pulcini, creando e mantenendo un ambiente ottimale all’interno della camera di incubazione controllata da Arduino. Questo progetto è stato sviluppato anche a fini didattici, infatti viene portato dai makers nelle scuole per coinvolgere gli studenti in un’esperienza formativa che possa allargare lo sguardo sulla comprensione dei meccanismi biologici della natura. L’intero territorio dell’Emilia Romagna è ricco di FabLab attivi nel mondo del food che hanno generato interessanti progetti. Tra questi, a Reggio Emilia è stata realizzato “Faceto”, l’acetificatore domestico presentato da Stefano Micelli, realizzato in collaborazione con L’Acetaia San Giacomo, il Laboratorio di ricerca Microbial Culture Collection di UNIMORE e REI Reggio Emilia Innovazione. L’aceto balsamico sembra prestarsi molto alle sperimentazioni dei makers, infatti a Modena è nato anche Vinegraal, un progetto di Slow/d per la Consorteria Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, sviluppato in collaborazione, tra gli altri, con Wasp Project e prototipato all’interno di Makers Modena Fab Lab.

 

We Make: Milano
We Make: Milano

Tutti questi progetti sono figli dell’innovazione e della condivisione delle competenze in un contesto di apprendimento learning-by-doing, nel quale si sta configurando e plasmando, in maniera sinergica, il futuro del cibo.

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