Lessico “maker” e artigianato digitale

L’attenzione dei media per i Maker e il maker movement è in continua crescita. La cosa non stupisce, dato che la Maker Faire Rome – The European Edition da 4 anni ha accesso un faro su questo fenomeno. In Italia, paese dalla storica vocazione artigiana e manifatturiera, i Makers sono un fenomeno concreto, tangibile.  

Un fenomeno che ha contribuito a generare una nuova cultura del saper fare, e che si è saputo contaminare con PMI manifatturiere, botteghe artigiane, Fablab e studi di design.

Maker Faire Rome interessa sia a realtà del mondo digitale, sia a imprese di natura più industriale e “fisica”. È un indizio della contaminazione e della speranza di una crescente maturità del nostro sistema produttivo, capace di generare quelle sintesi virtuose che forse saranno una della cifra dei prossimi decenni. Se proviamo a fare una ricerca in rete sul lessico legato a Maker Faire Rome e al movimento Maker troveremo vari associazione semantiche di un certo interesse.

Un altro concetto-chiave del nuovo lessico manifatturiero italiano è quello degli “artigiani digitali” teorizzati dall’economista veneziano Stefano Micelli, autore di un saggio, “Futuro artigiano”, che in questi anni ha ispirato tantissimi startupper, creativi e imprenditori.

Il concetto di “artigianato digitale” sembra abbia attecchito proprio nei tre settori di cui Futuro Artigiano auspicava la convergenza: il design, il digitale e il manifatturiero più artigianale, orientato alla qualità e al “su misura”.

Presente, passato e futuro si saldano, dando vita a quella che potrebbe essere una via tutta italiana verso la Terza rivoluzione industriale.

Anche i Fablab, fanno parte di questo nuovo ecosistema e l’Italia è il secondo paese in Europa (dopo la Francia) per numero di FabLab.

Gli artigiani digitali, la Maker Faire Rome e i Fab Lab non esisterebbero, a loro volta, senza la rivoluzione del Digital Manufacturing. 

                                  

Rivoluzione che è figli di quella delle ICT. Digital manufacturing, a sua volta, fa rima con tecnologie ormai di casa in ogni azienda manifatturiera tricolore che si rispetti: ad esempio la stampa 3D, i laser cutter, i laser scanner ecc… 

Partiamo dalla tecnologia più emblematica di tale fenomeno, l’ormai arcinota “stampa 3D”.

Se facciamo una ricerca semantica  in rete, “stampa 3D” si trascina dietro altre parole degne di nota, come “prototipazione rapida” (e in effetti le prime aziende a dotarsi di questa tecnologia sono state proprio quelle impegnate nella realizzazione di prototipi), “scanner 3D”, “fabbricazione digitale”, “produzione additiva”, “modellazione 3D”, “3D Systems”, “progetto RepRap” ma anche “stereolitografia”, “Arduino”, “open design”. 

Scanner 3D
Scanner 3D

Un’altra tecnologia molto rappresentativa del digital manufacturing è quella dello “scanner 3D” e anche “scanner 3D”, come “stampa 3D”, richiama tutta una serie di aziende legate al lessico innovativo dei Makers e del nuovo manifatturiero: si inizia con “3D Systems” (il colosso statunitense delle stampanti 3D), e si continua con “stampa 3D, MakerBot Industries, reverse engineering, prototipazione rapida, modellazione 3D, agrimensura, CAD ecc…”

Insomma, un lessico eterogeno, frutto di un mix inedito di pratiche tecniche, aziende all’avanguardia e tecnologie.

 

 

 

Un’eterogeneità che sembra essere la cifra di un mondo (quello degli artigiani digitali) in piena, vitalissima, espansione.

 

 

 

 

 

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