Maker Movement: il futuro della manifattura.

  13 gennaio 2017  >   Flash · Ultime notizie

MAKER FAIRE E MOVIMENTO MAKER COME FATTORI DI SVOLTA PER IL FUTURO DELLA MANIFATTURA NEGLI USA.

Negli Stati Uniti il dibattito economico è sempre più incentrato sulla capacità della manifattura  di coniugare innovazione, crescita e occupazione di qualità.

Illustri economisti come Larry Summers profetizzano un periodo di “stagnazione secolare” caratterizzato da tassi di inflazione e tassi di interesse prossimi allo 0, bassa crescita economica e progressivo depauperamento del ceto medio. Oramai è chiaro, a differenza delle previsioni di qualche decennio fa che la globalizzazione da sola non ha portato crescita e ricchezza per tutti.

Al contrario:

  • la velocità del cambiamento nell’economia,
  • il forte sviluppo delle nuove tecnologie,
  • la riduzione dei cicli di vita,

stanno creando un senso molto forte di incertezza a tutti i livelli, in particolare sulle prospettive reddituali future delle famiglie.

Per Mark Muro e Peter Hirshberg, in un recente articolo apparso sul sito The Brookings Institution [1] l’economia americana, che aveva vissuto una fase di forte terziarizzazione, sta ripensando al proprio modello economico per puntare, nuovamente e con decisione, sulla nuova manifattura .

Il futuro della produzione negli Stai Uniti,  secondo gli autori, sarà:

  • ad alto valore aggiunto,
  • alto tasso di tecnologia,
  • automatizzato,
  • dominato dalle nuove metodologie di produzione e dalle nuove pratiche nella supply chain, sempre in rapida evoluzione.

Secondo un’ampia fetta della comunità economica e accademica, una delle strade più efficaci per rilanciare la ripresa, creare opportunità e posti di lavoro, è quella di puntare con decisione sul Movimento Maker, in sinergia con il sistema educativo, creando collaborazioni con partner pubblici e privati, tanto da considerare la presenza di un Maker Faire sui territori , come fattori abilitanti. 

Il Movimento Maker, nato come movimento sociale, alimentato da innovatori e intellettuali, è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni creando una nuova generazione di progettisti e imprenditori che utilizzano strumenti on-line, stampa 3-D e altre tecnologie capaci di “democratizzare” la produzione attraverso il web  e strumenti open –hardware e open source.

Il movimento maker è stato capace di pervadere il business nella sua accezione più ampia. Già due anni fa, 100 sindaci negli Stati Uniti hanno aderito ad una “sfida Maker” e si sono impegnati a sostenere la filosofia del movimento nelle loro comunità.

E’ nato un libro, che raccoglie queste esperienze dal titolo: “Città Maker:Una guida pratica per reinventare le nostre città”.

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                    Maker City

Nell’articolo di Mark Muro e Peter Hirshberg , sono numerosi gli esempi citati di collaborazione con università e centri di ricerca.

Tali sinergie, offrono le risorse critiche per qualsiasi rinascita industriale e sono sempre punti più focali di partnership e networking tra le nuove idee e l’industria. Per esempio:

  • L’Oak Ridge National Laboratory, nel Tennessee ha aperto un Impianto Manufatturiero Dimostrativo di produzione, che aiuta sia le aziende che adottano tecnologie cruciali come la produzione additiva che i makers della regione,
  • Lo Houston Community College che ha da poco aperto un imponente struttura da 26 milioni di dollari,
  • il Consiglio della California sulla Scienza e la Tecnologia ha raccomandato allo stato della California di creare una rete di 10 makerspaces legati alla community college, come strumento di preparazione degli studenti per l’economia dell’innovazione.

Anche le grandi aziende riconoscono il potenziale del movimento Maker e cercano sempre più punti di contatto e partnership:

  • General Electric, nella regione di Louisville-Lexington, ha svolto un ruolo di primo piano nel fornire impulso all’intero ecosistema della zona. È stato aperto FirstBuild, un makerspace ma anche una micro-fabbrica e una comunità di co-creazione che ha stimolato i produttori locali di elettrodomestici. L’iniziativa  non solo ha rafforzato il Movimento Maker locale ma ha aiutato la regione a progredire nello sviluppo del progetto Bluegrass Movement (BEAM), un’iniziativa pubblico-privata focalizzata sul miglioramento della competitività del settore manifatturiero della zona.

In un’epoca di “nuovo localismo” – come direbbe Bruce Katz – il merito del movimento dei maker non è stato soltanto riportare l’attenzione sulle produzioni “locali”, anche in contesti urbani, ma dimostrare che pressoché chiunque è potenzialmente in grado di “creare” e che un progresso autentico, sano, può essere frutto di un processo partecipato, interamente bottom-up.

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[1]La Brookings Institution è un’organizzazione politica pubblica senza fini di lucro con sede a Washington, DC. La loro missione è di condurre una ricerca approfondita che porta a nuove idee per risolvere i problemi della società a livello locale, nazionale e globale.

 

E’ possibile leggere l’articolo integrale, in lingua originale, qui 

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